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“Il Vangelo secondo Gesù Cristo” J. Saramago

Appunti incompleti e disordinati sulla lettura del 5 maggio 2022 al Circolo “G. Guareschi”

Qual è il modo migliore per accostarsi a un’opera letteraria? In un circolo di lettura di non addetti ai lavori rimane come linea guida necessaria e imprescindibile l’idea di libertà: la libertà di cogliere nella lettura tutto quello che ci riguarda, tutto quello che viene riconosciuto come “nostro” , ma, al contempo, tutto ciò che ci arriva come sorpresa, come inaspettata epifania, come territorio da esplorare. La bellezza di un Circolo di Lettura consiste nella varietà di osservazioni, giudizi e commenti (anche in forma di domande), che nascono dagli approcci diversi dei lettori (nel nostro caso prevalentemente lettrici) in un clima di allegra partecipazione che a volte precipita nel disordine della concitata sovrapposizione delle valutazioni ma che poi, lentamente, sfocia in un esito. 
Nel caso di “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” di Saramago, il giudizio positivo, addirittura entusiastico, è stato unanime. 
Gli aspetti del romanzo-vangelo che hanno colpito maggiormente tutte le lettrici sono riassumibili per punti che qui vengono elencati senza un ordine preciso:
la singolarità della punteggiatura che ricorda la trasmissione orale dei testi antichi con quelle domande prive di punto interrogativo, con le battute dei dialoghi prive di virgolette, con quelle considerazioni sparse nel testo che possono essere attribuite tanto all’Autore quanto al Narratore in un flusso ampio che trascina e coinvolge; Umberto Eco dice che “Saramago curava la punteggiatura al punto di farla sparire” e Saramago stesso raccomandava: “Leggetemi a voce alta”.
la presenza dell’ elenco interminabile dei martiri cristiani in quella che Eco definisce ”La vertigine della lista”, quasi un modo per tentare di dire l’indicibile che ha origini lontanissime nei poemi omerici e che si ritrova in molta letteratura moderna, dal Catalogo di Don Giovanni all’Aleph di Borges.
il personaggio Gesù, perché il Vangelo di Saramago in quel “secondo Gesù” intende dalla parte di Gesù, personaggio non storico, non simbolico, ma solamente letterario. Saramago non sceglie la parodia per condannare i limiti di ogni religione come ha fatto Salman Rushdie con i “Versetti satanici”, ma preferisce lo strumento del Narratore Inattendibile quando per esempio scrive “in questo nostro racconto … si è abusato palesemente della fiducia del lettore”; insomma, il suo Vangelo, a differenza di quelli canonici, non si pone come verità storica ma come finzione. La vita di Gesù, le sue ribellioni, il suo amore, le sue domande, il rifiuto della rassegnazione ne fanno un personaggio indimenticabile: “Signore, che è quest’uomo che tu ne fai tanto conto, che è questo figlio dell’uomo a cui rivolgi la tua attenzione, l’uomo è come un soffio, i suoi giorni passano come l’ombra, l’uomo nato di donna, breve di giorni e sazio di inquietudine, come un fiore spunta e avvizzisce”.
i personaggi di Dio e del Diavolo rappresentato come Pastore, facce opposte di una stessa funzione, quella di contemplare con indifferenza la vita e la morte degli uomini, il primo decisamente più sbrigativo e cinico, il secondo incline a giustificarsi in qualche modo: “non ricordo di essere stato io a inventare il peccato e il castigo e la paura che li accompagna sempre”.
il personaggio di Maria di Magdala (Magdal nella lingua ebraico-aramaica significa Torre) liberamente identificata da Saramago con Maria di Betania e con la peccatrice che gli unge i piedi e con l’adultera salvata dalla lapidazione, figura di donna che non contraddice la fermezza di carattere di Maria, la Madonna, così critica e scontenta di quel suo figlio che aveva partorito nella grotta: “aveva cominciato a notare una certa differenza nel tipo di dolori che stava provando, che parola magnifica, questa, ma usata al contrario, perché con ben altra precisione si direbbe che erano i dolori, alla fin fine, che stavano provando lei”.
il tema della colpa dei padri che ricade sui figli e che trova una rappresentazione bellissima e suggestiva nei due sogni simmetrici di Giuseppe e di Gesù. (Decisamente Freud, Jung, Dostoevskij fanno capolino dalle pagine). “Viene da lontano e promette di non avere fine la guerra tra padri e figli, l’eredità delle colpe, il rifiuto del sangue, il sacrificio dell’innocente”.
Infine, l’immagine struggente di quelle colombe sacrificate e di quell’agnello che non si salva una seconda volta concludono i commenti a una lettura condivisa.

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